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- In gravidanza la pelle diventa più sensibile e predisposta alle iperpigmentazioni a causa delle modificazioni ormonali, motivo per cui il peeling chimico non può essere considerato un trattamento routinario: qualsiasi esfoliazione deve essere valutata con cautela, tenendo conto della maggiore reattività cutanea e del rischio aumentato di macchie post-infiammatorie.
- Le opzioni eventualmente compatibili con la gravidanza si limitano a peeling superficiali e a basse concentrazioni, eseguiti in ambito medico, con acidi caratterizzati da una penetrazione più controllata, come acido mandelico e acido lattico; l’uso di acido glicolico può essere preso in considerazione solo in formulazioni leggere e con grande prudenza, mentre peeling medi, profondi, salicilici concentrati e sostanze a base di retinoidi sono da evitare.
- L’approccio corretto al peeling in gravidanza è improntato alla prudenza e alla personalizzazione: in molti casi è preferibile puntare su prevenzione, fotoprotezione e skincare mirata, rimandando i trattamenti più incisivi al periodo post-parto, perché la sicurezza materna e cutanea prevale sempre rispetto a obiettivi estetici immediati.
I cambiamenti ormonali rendono la pelle più sensibile e predisposta alle macchie, motivo per cui è essenziale valutare con attenzione tipo di peeling, concentrazioni e modalità d’applicazione
La gravidanza è una fase di profondi cambiamenti per l’organismo, che coinvolgono in modo evidente anche la pelle del viso e del corpo. L’assetto ormonale si modifica, la cute può diventare più sensibile, reattiva o soggetta a discromie, e non è raro che compaiano acne, macchie scure o una perdita generale di luminosità.
In questo contesto, molte donne iniziano a informarsi sui trattamenti dermatologici più indicati per migliorare l’aspetto della pelle, tra cui il peeling chimico. Si tratta di una procedura ampiamente utilizzata in medicina estetica per stimolare il rinnovamento cutaneo, ma che durante la gravidanza richiede valutazioni particolarmente attente.
Approfondimenti
Non tutti i peeling sono uguali e, soprattutto, non tutte le sostanze utilizzate possono essere considerate compatibili con la gestazione. Alcuni acidi presentano un profilo di sicurezza più rassicurante, mentre altri andrebbero evitati o rimandati a dopo il parto.
Comprendere quali opzioni siano realmente sicure e quali invece comportino potenziali rischi permette di prendersi cura della pelle in modo consapevole, senza esporsi a trattamenti inappropriati in una fase così delicata.

Come cambia la pelle in gravidanza e perché il peeling va valutato con cautela
Durante la gravidanza l’aumento di estrogeni, progesterone e ormoni melanostimolanti influenza direttamente il comportamento della pelle. Le ghiandole sebacee possono diventare più attive, favorendo la comparsa di impurità o acne, mentre i melanociti risultano più sensibili agli stimoli, con un conseguente aumento del rischio di iperpigmentazioni, come il melasma gravidico.
Allo stesso tempo, la barriera cutanea tende a essere più fragile e la reattività agli agenti esterni aumenta. Questo significa che trattamenti normalmente ben tollerati possono provocare arrossamenti, bruciore o infiammazione più marcati rispetto al periodo pre-gravidanza.
Il peeling chimico agisce accelerando il turnover cellulare attraverso l’applicazione di acidi esfolianti, che possono penetrare in misura variabile negli strati cutanei. In gravidanza, anche una minima quota di assorbimento sistemico o una risposta infiammatoria eccessiva meritano particolare attenzione.
A ciò si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: il rischio di macchie post-infiammatorie. Una pelle più sensibile e predisposta alla pigmentazione, se sottoposta a un’esfoliazione non adeguatamente calibrata, può reagire sviluppando discromie persistenti, soprattutto se l’esposizione solare non è gestita in modo rigoroso.
Per questi motivi, il peeling in gravidanza non può mai essere considerato un trattamento standardizzato, ma richiede sempre una valutazione medica personalizzata.
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Peeling considerati più sicuri in gravidanza: quali acidi possono essere utilizzati
Quando si parla di peeling compatibili con la gravidanza, il riferimento è esclusivamente a trattamenti superficiali, eseguiti con sostanze selezionate e a basse concentrazioni, sotto controllo medico.
Tra gli acidi più utilizzati in questo contesto rientra l’acido mandelico. Si tratta di una molecola con peso molecolare elevato, caratteristica che ne limita la penetrazione cutanea e riduce il rischio di assorbimento sistemico. L’acido mandelico è indicato per migliorare la grana della pelle, regolare la produzione di sebo e trattare forme lievi di acne o imperfezioni, mantenendo un buon profilo di tollerabilità.
Un’altra opzione che può essere presa in considerazione è l’acido lattico, appartenente alla famiglia degli alfa-idrossiacidi. Utilizzato in formulazioni leggere, svolge un’azione esfoliante delicata e contribuisce a migliorare idratazione e luminosità, risultando adatto a pelli spente o disidratate.
In alcuni casi selezionati, può essere valutato anche l’impiego di acido glicolico a basse concentrazioni, sempre con grande cautela. Pur essendo efficace nel migliorare texture e tono cutaneo, presenta una maggiore capacità di penetrazione rispetto ad altri AHA, motivo per cui richiede un’attenta modulazione dei tempi di posa e delle modalità di applicazione.
In ogni situazione, è fondamentale sottolineare che questi peeling devono essere eseguiti esclusivamente in ambito medico, evitando qualsiasi trattamento domiciliare o estetico non supervisionato.

Peeling da evitare in gravidanza e motivazioni cliniche
Accanto alle opzioni considerate più sicure, esistono peeling che durante la gravidanza è preferibile evitare, per prudenza clinica e per mancanza di dati sufficienti sulla loro sicurezza.
Tra questi rientrano i peeling a base di acido salicilico ad alte concentrazioni. Sebbene molto utilizzato nel trattamento dell’acne, l’acido salicilico appartiene alla famiglia dei beta-idrossiacidi e, se applicato su superfici estese o in formulazioni concentrate, può essere assorbito in quantità non trascurabili.
Sono inoltre sconsigliati i peeling medi e profondi, come quelli a base di acido tricloroacetico (TCA) o fenolo. Questi trattamenti agiscono su strati cutanei più profondi, provocano una risposta infiammatoria intensa e richiedono tempi di recupero più lunghi, aumentando il rischio di complicanze pigmentarie e di stress cutaneo.
Va poi ricordato che tutte le sostanze a base di retinoidi, sia topici sia sistemici, sono controindicate in gravidanza per il loro potenziale teratogeno.
In generale, qualsiasi trattamento che comporti desquamazione marcata, arrossamento persistente o discomfort significativo dovrebbe essere rimandato a dopo il parto o al termine dell’allattamento.
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Il nostro approccio al peeling in gravidanza
Quando una paziente in gravidanza si rivolge al nostro centro medico-estetico per migliorare l’aspetto della pelle, il nostro primo obiettivo non è mai “fare un trattamento”, ma capire se, quando e come intervenire in modo appropriato.
Il peeling in gravidanza può essere preso in considerazione solo in forme molto superficiali e selezionate, dopo una valutazione medica accurata dello stato cutaneo, del trimestre di gestazione e delle reali esigenze della paziente. In molti casi, la scelta più corretta è lavorare sulla prevenzione, sulla protezione solare e su una skincare mirata, rimandando i trattamenti più intensivi a un momento più adatto.
Da Laser Milano affrontiamo questi percorsi con un approccio medico prudente e personalizzato, basato sull’esperienza clinica e sull’aggiornamento costante delle evidenze scientifiche. Accompagnare le pazienti anche nelle fasi più delicate della vita significa offrire indicazioni oneste, realistiche e sicure, senza forzare trattamenti non necessari.
Prendersi cura della pelle in gravidanza è possibile, ma richiede competenza, misura e ascolto: principi che guidano ogni nostra valutazione e ogni decisione terapeutica.
Peeling in gravidanza: domande frequenti
Si può fare il peeling al viso durante la gravidanza?
Durante la gravidanza il peeling può essere eseguito solo in forme molto leggere e selezionate. I peeling superficiali, con acidi delicati e a basse concentrazioni, possono essere valutati caso per caso dal medico, mentre i trattamenti più intensi è preferibile rimandarli a dopo il parto.
Quali tipi di peeling sono considerati più sicuri in gravidanza?
In gravidanza vengono presi in considerazione solo peeling superficiali e ben tollerati, come quelli a base di acido mandelico o acido lattico. Si tratta di sostanze che agiscono in modo delicato sulla pelle e vengono utilizzate a concentrazioni controllate, sempre sotto supervisione medica.
Quali peeling è meglio evitare durante la gravidanza?
Durante la gravidanza è consigliabile evitare peeling medi o profondi e quelli a base di acido salicilico ad alte concentrazioni o retinoidi. Questi trattamenti possono risultare troppo aggressivi per una pelle più sensibile e non offrono un profilo di sicurezza adeguato in questa fase.



